Covid 19: primo test per l’Unione bancaria

Andrea Enria, presidente comitato di vigilanza presso la BCE

La crisi precedente e quella attuale hanno messo chiaramente in risalto come il mondo globalizzato in cui viviamo sia soggetto all’effetto farfalla; se una banca d’oltre oceano fallisce la corsa al contante, le conseguenze affliggeranno anche il vecchio continente. Se nell’estremo oriente si diffonde un virus sconosciuto, anche la popolazione occidentale ne conoscerà l’effetto. Questo per puntualizzare che qualunque sia l’origine della crisi, biologica o finanziaria, tutti i settori affini e non ne verranno afflitti. Conscio di tali interconnessioni, e reduce dello scoppio della bolla finanziaria e della crisi del debito sovrano, il sistema bancario europeo costituì l’unione bancaria al fine di rafforzare la resilienza del settore. Il fatto che lo scopo sia stato raggiunto lo si può evincere dalle parole del presidente dell’organo di vigilanza europeo Andrea Enria, il quale, interrogato sull’efficacia del sistema contro la pandemia, ha risposto: “l’unione bancaria sta funzionando bene, questo è il primo test di una crisi per l’unione bancaria e penso che nel nuovo modello di lavoro siamo stati in grado di fornire una risposta molto veloce”.

Prima di capire come l’unione abbia aiutato le banche durante la crisi economica scatenata dalla pandemia, è bene comprendere il metodo di vigilanza. Sostanzialmente, esso si basa su due pilastri principali: il meccanismo di vigilanza unico (MVU) e il meccanismo di risoluzione unico (MRU). Prima della crisi, la supervisione bancaria era assegnata alle autorità nazionali, le quali applicavano standard diversi nella valutazione dei diversi istituti di credito. Tuttavia, l’introduzione del MVU ha permesso l’applicazione di standard comuni per la valutazione delle banche e una divisione nel compito di vigilanza tra organi nazionali e organi sovranazionali. Difatti, allo stesso MVU spetta il compito di sorveglianza delle banche di maggior importanza (circa 113 banche dei paesi partecipanti, che detengono quasi l’82% degli attivi bancari totali), mentre le autorità nazionali restano competenti per la supervisione degli altri istituti. Inoltre, la nuova struttura di supervisione bancaria affida al nuovo meccanismo il compito di controllare il rispetto delle norme bancarie, di valutare la possibilità di operare e il tempismo con cui affrontano i problemi, al fine di valutare la loro capacità di rispondere a gli shock e la loro saluta.

Per quanto riguarda il MRU, esso collabora con le autorità nazionali e l’autorità bancaria europea (EBA) per garantire una risoluzione delle banche in dissesto, con costi minimi per i contribuenti e per l’economia reale, tramite la costituzione di piani preventivi e risolutivi, da applicare in caso di necessità comprovata dalle informazioni in possesso dei diversi enti. Ciononostante, i due meccanismi non sarebbero sufficienti al raggiungimento dello scopo per cui sono stati costituiti senza la base normativa che gli sorregge, frutto dei principi nati dai comitati di Basilea. Nello specifico, tale regolamentazione ha sancito la necessità per le banche di mantenere dei cuscinetti a garanzia del capitale e della liquidità in base alla loro dimensione e situazione finanziaria interna ed esterna.

In merito alla situazione odierna, le misure di contenimento della diffusione del virus hanno causato il rallentamento e il deteriorarsi di tutte le economie europee. Le banche non sono esenti dalle restrizioni, al contrario sono sorvegliate speciali sia per il loro ruolo nel tessuto socio-economico, sia per valutare l’efficacia della risposta alla nuova crisi. In una prima fase, le banche hanno dovuto sostenere un repentino e sostanziale aumento della domanda di credito che, a causa delle restrizioni, hanno dovuto gestire obbligatoriamente da remoto invece di affidarsi al classico rapporto di filiale. La seconda fase riguarda la concessione di finanziamenti che tende a restringersi in un periodo di incertezza, in quanto le possibili perdite, dovute dall’insolvenza del cliente, rendono le banche più avverse alla concessione di denaro. L’unione bancaria è stata fondamentale nell’evitare il verificarsi di tale scenario grazie al rilassamento delle procedure di vigilanza, ad una politica monetaria di supporto dell’economia e del settore bancario e ad una struttura di accantonamenti di capitale – buffer – obbligatori. Inoltre, per gli istituti finanziari è stato possibile usare le riserve create sul patrimonio, ovvero gli strumenti aggiuntivi di classe 1 (AT1 – Additional Tier 1), quali le obbligazioni perpetue, che assicurano alle banche emittenti la stabilità patrimoniale necessaria per far fronte ad eventuali scenari di stress finanziario. In aggiunta, gli accantonamenti di classe 2 (T2 – Tier 2) sono riserve di rivalutazione o altri strumenti di capitale di qualità inferiore rispetto al T1. Oltre a tali accantonamenti sul capitale azionario, gli istituti di credito hanno potuto far affidamento sulle riserve controcicliche (CCyB – Countercyclical capital buffer), vale a dire cuscinetti che la normativa impone di creare durante periodi di espansione al fine di superare i periodi di recessione.

In passato, una risposta ad una crisi economica così rapida e coesa non sarebbe stata possibile, ciò a causa della condivisione dei poteri decisionali dei diversi stati membri in merito alla supervisione del sistema bancario. Difatti, la frammentazione del potere decisionale avrebbe condotto a decisioni meno ricche di informazioni complessive e indirizzate a favorire le migliori banche nazionali. Restano comunque dubbi legati alle possibili ripercussioni che la crisi avrà nei prossimi tre anni sulla già bassa redditività delle banche europee e di come il nuovo sistema creato con l’unione bancaria fin qui testato, su di una crisi economica legata a problemi sanitari, sarà in grado di garantire le stesse performance positive in uno scenario legato ad una crisi interna del settore.

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