Caffé con il Manager – Deloitte

Lo scorso giovedì il team eventi di Invenicement ha organizzato il primo Caffè con il Manager di questo semestre, portandoci alla scoperta di Deloitte attraverso le parole di due ex-cafoscarini, Nicola Milella e Sonia Andrigo.

Si tratta di una delle cosiddette Big Four (le principali società di consulenza a livello internazionale) che conta migliaia di dipendenti ed è presente in 150 paesi nel mondo. Si contraddistingue per la dinamicità interna, la gender ratio molto vicina al 50% e per il fatto che più della metà dei dipendenti hanno un’età inferiore ai trent’anni.

Sia Nicola che Sonia sono entrati in Deloitte subito dopo aver terminato il loro percorso di studi con un doppio diploma all’estero: l’esperienza di studio in un paese straniero non è essenziale, ma sicuramente fa acquisire punti al curriculum, soprattutto perché aiuta a sviluppare skills linguistiche in inglese. “Sponsorizzo sempre l’esperienza all’estero, al di là della finalità professionale, è qualcosa che ti fa crescere a livello personale, a me ha cambiato la vita” ci confida inoltre Sonia.

Lei, appena assunta, ha lavorato inizialmente come consultant per un progetto relativo alle normative per l’evasione fiscale, per poi cambiare ad una posizione più manageriale nell’ambito degli accordi di Basilea: “la mia esperienza è indice del fatto che è possibile muoversi in vari ambiti anche una volta entrati, anzi sono molto attenti alle tue esigenze professionali e ai tuoi desideri”.

Nicola invece si occupa dello sviluppo di modelli per la valutazione del rischio di credito; “appena entrato, vieni subito catapultato nel mondo del lavoro e responsabilizzato, cominci da subito a seguire in autonomia i tuoi progetti e ti interfacci direttamente con i clienti” racconta riguardo alla sua esperienza.

Raccontano che per entrare in Deloitte – con cui sono entrati in contatto proprio grazie ai Career Days di Ca’ Foscari – si devono generalmente superare due tipi di selezioni: la prima consiste in una prova individuale e scritta di logica e cultura generale, seguita da un assessment centre, che consente ai recruiter di capire la tua personalità; la seconda parte invece, a cui puo accedere solo chi ha superato la prima, è un vero e proprio colloquio, dove cercano di capire come ti poni di fronte alle situazioni di difficoltà e come te la cavi. “Non è tanto importante se sai la risposta, ma come ti poni di fronte alla risposta che non sai” rivela Sonia.

In generale, il loro consiglio è di buttarsi: l’importante è l’approccio che si ha, più che ciò che c’è scritto sulla carta, “se pensate di poter dare il giusto apporto a quel lavoro, allora fatelo capire, fatevi valere” consiglia Sonia. “Solitamente le offerte di lavoro hanno standard abbastanza alti, quindi non sentitevi intimiditi se non soddisfate proprio tutti i requisiti: non è detto nemmeno che esista la persona perfetta per quella posizione, quindi, se l’offerta vi piace, candidatevi, al limite perdete il tempo dell’application” spiega Nicola.

Essenziale per entrare in una società di questo tipo è sicuramente la laurea magistrale, anche il voto conta molto. Le esperienze di stage in questo ambito lavorativo non sono essenziali per essere presi in considerazione, ma, a parità di curriculum possono sicuramente aiutare.

Non è necessaria invece una specializzazione tecnica – al di là ovviamente delle hard skills di base – perché molto si acquisisce lavorando.

Le conoscenze acquisite durante l’università sono molto importanti: per la posizione ricoperta da Nicola, per esempio, le conoscenze di programmazione e di statistica sono fondamentali, mentre per Sonia, anche se non le applica direttamente, sono comunque utili per muoversi agevolmente sul lavoro; tuttavia ci si trova in un processo di continuo apprendimento, che porta a specializzarsi nel proprio ambito mano a mano che ci si lavora.

Il consiglio che entrambi danno a chiunque voglia intraprendere questo percorso è quello di abituarsi ad uscire dalla propria zona di confort, imparare a fronteggiare le difficoltà e i problemi inaspettati, insomma: a saper trovare una risposta affidabile anche quando una risposta, in prima battuta, non la si ha.

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