Vicenza e Veneto Banca verso la proroga

‘’Vicenza e Veneto Banca verso la proroga’’ – ‘’sarà l’Antitrust europeo a decidere se le banche sono meritevoli della ricapitalizzazione precauzionale’’ –  ‘’l’ipotesi di fusione è sempre meno scontata’’

(Il Sole 24 Ore)

‘’Veneto Banca e Pop Vicenza in bilico tra ricapitalizzazione e Bail in’’ ‘’BCE: chiusura di alcune banche necessaria’’

(Wall Street Italia)

Le notizie che arrivano ogni giorno ai lettori sono moltissime e a volte molto diverse fra loro. Spesso i giornali cercano solo di fare notizia e di conseguenza danno un’immagine sbagliata di ciò che sta succedendo.

A livello europeo stanno lavorando per risolvere tutte le problematiche riguardanti il settore bancario attraverso la modifica delle normative (Basilea III, Solvency I) ma anche con nuovi criteri per stabilire i requisiti patrimoniali e la valutazione del rischio[1]. Un esempio di nuovi requisiti per tenere sotto controllo il rischio di liquidità sono: l’indice di copertura della liquidità (Liquidity coverage ratio – LCR) e l’indice di provvista stabile netta (Net stable funding ratio – NSFR). Il primo indice è dato dalla divisione tra le attività liquide di elevata qualità e i deflussi di cassa netti nei successivi 30 giorni. Il secondo invece, è il risultato della divisione tra l’ammontare disponibile di provvista stabile e l’ammontare obbligatorio di provvista stabile. E’ previsto che il requisito in termini di NSFR entri in vigore entro il 1° gennaio 2018.

Da un lato la BCE sta cercando di far ripartire l’economia spingendo le banche ad erogare maggiori prestiti, ma dall’altro lato quest’ultime sono poste sotto sempre maggiori restrizioni patrimoniali e di rischio che si riflettono sull’erogazione dei prestiti.

Recentemente con l’operazione Tltro-2 le banche italiane hanno incamerato 62,8 miliardi[2] nonostante le numerose opinioni contrarie alla concessione di ulteriori finanziamenti.

Spesso le banche vengono viste come degli strumenti per far arricchire le solite persone con denaro pubblico, ma in realtà non è sempre così. Esse infatti rappresentano un anello fondamentale per la nostra economia e senza il loro aiuto saremmo ancora nella recessione.

A livello europeo si è di fronte ad un dilemma, da un lato non si può far fallire una banca perché il danno macroeconomico sarebbe superiore di almeno 20/40 volte il denaro necessario per ripianare le perdite, ma dall’altro lato ci si scontra con la politica dell’austerity e con il liberalismo. Insomma, gli aiuti di stato non sono permessi perché falserebbero la libera concorrenza ed in inoltre si vuole fare in modo che i dirigenti ed i manager non continuino a ricevere premi milionari nonostante la disastrosa gestione.

L’opinione pubblica si è mossa molto a tal proposito e le notizie dei giornali non hanno fatto altro che far crescere il mal contento rappresentando un quadro sbagliato e facendo leva su ciò che sta più a cuore ai cittadini in tempo di crisi. Il loro denaro.

I giornali non spiegano dell’interdipendenza finanziaria, le esposizioni finanziarie e i legami che hanno le banche con l’economia reale. Esse possono essere considerate come l’anello che collega il mondo finanziario all’economia reale. Se uno di questi anelli si dovesse spezzare il danno che ne deriverebbe a tutto il sistema sarebbe enorme. Soprattutto in un periodo in cui la liquidità è diventata lo strumento finanziario più importante dopo il Credit Crunch.

La storia può testimoniare questa realtà, il caso Lehman Brother ci ha insegnato molto.

Nonostante ciò non è neanche giusto che il denaro pubblico venga utilizzato (in una piccola parte) a finanziare i compensi dei manager. Per questo motivo le normative stanno cambiando, ma come si sa, il modo per raggirare la legge lo si trova sempre. Soprattutto a livello finanziario[3].

Tornando alla questione delle banche venete, gli interessi in gioco sono troppi. Troppi azionisti, troppi clienti, troppa realtà territoriale e troppe esposizioni da parte di altre banche.

Atlante ha investito miliardi e probabilmente verranno erogate altre risorse. In questo schema si possono osservare le esposizioni delle banche nei confronti di Veneto Banca e Popolare di Vicenza.

Principali Sottoscrittori di Atlante

L’ipotesi di liquidazione comporterebbe miliardi di perdite e migliaia di posti di lavoro andrebbero in fumo danneggiando l’intero territorio. Inoltre, difficilmente Penati permetterà che l’investimento di Atlante venga azzerato e con esso tutti gli interessi dei finanziatori.

Il fabbisogno di 5 miliardi circa per ristabilire i parametri di sicurezza patrimoniale non sono nulla se confrontati con i miliardi necessari per ammortizzare il colpo che ne deriverebbe a livello macroeconomico.

Ovviamente questi due istituti non possono essere mantenuti con risorse pubbliche per sempre, ma bisogna dargli la possibilità di tornare ad essere competitivi.

La strada che verrà scelta è la fusione e la ricapitalizzazione precauzionale (o una forma simile di aiuto di stato volto a raggirare il divieto degli aiuti di stato).

Ciò che non sta permettendo di ristabilire la fiducia è l’informazione pubblica. Notizie su notizie e dichiarazioni che non vengono contestualizzate o che vengono modificate attraverso il linguaggio per creare scalpore. Possono sembrare poco importanti le notizie dei giornali ma in realtà non lo sono perché vanno ad incidere sulla FIDUCIA, asset di fondamentale importanza per una banca.

Ciò può essere testimoniato dal caso della Northern Rock e dalla dichiarazione che fece il redattore capo dell’area economica della British Broadcasting Corporation (BBC) Robert Peston.

Un estratto del libro “Risk management e istituzioni finanziarie” di John C. Hull’

Certo l’informazione deve essere tutelata, ma essa non può andare ad influire così prepotentemente sulla situazione di una banca o di una istituzione perché in questo modo non sta danneggiando solo la banca in questione ma anche l’intera economia reale. Una riforma anche dal punto di vista della comunicazione sarebbe auspicabile. Nel caso delle due Banche Venete, si è creato un vero e proprio buco nero di liquidità dovuto all’imposizione della BCE di bloccare la riserva acquisto azioni proprie. Le notizie hanno comportato il fenomeno dello herd behaviors, ovvero un comportamento a mò di gregge. In queste situazioni tutti vogliono effettuare simultaneamente lo stesso tipo di negoziazione. Ciò ha comportato irreversibilmente un liquidity black holes. In questo caso dovuto ad un crowded exits. Se ciò fosse successo a Unicredit, Intesa o a qualsiasi altra banca, sarebbe riuscita a ristabilire la situazione soltanto con le proprie forze? Guardando al passato ed in particolare ad altri casi simili la risposta sarebbe no.

Quando avverrà la fusione e l’intervento pubblico sarà stato effettuato, il rischio con cui ci si dovrà confrontare è la stessa spirale che ha coinvolto la Northern Rock. Se non si troverà una soluzione o se non si permetterà alla nuova banca di tornare ad essere competitiva, dopo gli svariati miliardi necessari per ricapitalizzarla e per ripianare le perdite (inferiori al danno macroeconomico derivante da un’ipotesi di bail in), lo Stato sarò costretto a cedere la nuova banca per un importo di gran lunga inferiore rispetto al capitale investito.

Il Bail in è uno strumento che serve per intimorire i manager ed i dirigenti, ma che sarà applicato molto difficilmente a meno che non venga contestualmente attuato un piano che vada ad ammortizzare i danni che ne deriverebbero all’economia da una ipotesi di liquidazione, come la riallocazione dei dipendenti in altre istituzioni.

L’Unione Europea ed in particolare la BCE sta facendo moltissimo per rilanciare l’economia e per trovare una soluzione a queste problematiche. La crisi dei mutui subprime è stata una delle più gravi crisi se non quella di maggiore entità. Sicuramente, come ha affermato Mario Draghi: ‘’l’euro ci ha salvati dalla crisi’’, senza tutte le istituzioni e gli organismi che vigilano e studiano l’andamento dell’economia in questo momento avremmo un debito pubblico che non saremmo in grado di restituire.

Nonostante ciò, i problemi strutturali della nostra economia sono ancora molti, le crisi cicliche sono difficilmente contrastabili e tutto il sistema ha bisogno di essere ripensato dal punto di vista della sua logica per garantire maggiore stabilità, efficienza e in parte anche sviluppo. (Recentemente alcuni economisti hanno confutato la necessità di avere perennemente un’economia in crescita).

Matteo Spiller


[1] Risk Management e istituzioni finanziarie, John C. Hull

[2] Il Sole 24 Ore

[3] Risk Management e istituzioni finanziarie, John C. Hull