LA TENACIA COME PRIMA QUALITA’ DI UNA CFO

 

I requisiti che deve avere un CFO sono noti e si possono acquisire con impegno, dedizione, studio e diverse esperienze lavorative, ma allora perché non tutti quelli che aspirano a tale posizione riescono a raggiungerla? La risposta, secondo Monica Cipolotti, è che tale ruolo per essere ricoperto appieno richiede delle doti di leadership che non si imparano, ma fanno parte della persona. Leader si nasce. Lavorando in gruppo prima o poi tutti ci siamo scontrati o incontrati con persone che sanno gestire in maniera efficiente qualsiasi situazione e persone che invece semplicemente non sono portate per questo genere di lavoro. Si vede subito, si sente quasi al primo approccio, e così è stato con Monica. Le sue parole trasmettono passione per un lavoro che tanti definiscono “grigio”, ma tutto sta nel saper leggere i numeri o meglio, come dice la CFO, “sono i numeri che devono parlare a te”.

Avremo il piacere di sentirla parlare all’INVEF sulle sfide che deve affrontare un CFO e sul cambiamento delle competenze di questo ruolo che negli anni Monica ha visto e vissuto in prima persona. Nel frattempo, le abbiamo posto qualche domanda per saperne di più sulle sue esperienze lavorative.

 

Ci parli del suo percorso di formazione. Dove è iniziata la sua carriera lavorativa? Qual è stata la sua prima soddisfazione? E la sua prima delusione?

Mi sono laureata nel 1998 a Ca’ Foscari in Economia e Commercio, con 110 e Lode e tesi sul confronto tra i principi contabili svizzeri e internazionali con quelli italiani. Avevo deciso di iniziare la mia carriera in una società di revisione contabile e nel settembre dello stesso anno entrai in EY. A 24 anni credevo fosse il massimo, questa esperienza mi permetteva di conoscere le aziende e il territorio, di lavorare in un ambiente giovane, dinamico, molto stimolate all’interno di un network internazionale. A 29 anni ero dirigente, senior manager. Nel 2013 ad un passo dalla partnership in EY che non si è concretizzata, la mia vita professionale mi ha posto di fronte ad una scelta che non avrei creduto di dover fare, la decisione di uscire dal mondo della revisione contabile.

Cosa fare dopo la revisione? Mi è stato proposto di diventare CFO di Stefanel, che era già uno dei miei clienti, ma nell’accettare l’offerta mai avrei pensato che sarebbe diventata una sfida così importante per la mia carriera e per me come persona.

In Stefanel ha dovuto fin da subito gestire situazioni critiche. Come ha vissuto questo periodo?

In Stefanel ho gestito quasi esclusivamente situazioni critiche. A partire dalla fine del 2015 iniziai ad occuparmi con l’amministratore delegato del Gruppo, del processo di ristrutturazione teso il rafforzamento patrimoniale e finanziario del Gruppo Stefanel. L’obiettivo era individuare un investitore che supportasse finanziariamente il Gruppo e contestualmente raggiungere un nuovo accordo di ristrutturazione con le banche finanziatrici. Durante il processo di selezione del nuovo investitore, sono stati individuati Oxy Capital e Attestor come potenziali soggetti investitori. Tuttavia a fronte del prolungarsi delle trattative per il raggiungimento di un accordo quadro con gli stessi, la delicata situazione finanziaria e patrimoniale in cui la Società si trovava, ha comportato a novembre 2016 la necessità di presentare,  al fine di ottenere gli effetti protettivi del patrimonio della Società previsti dalla normativa applicabile a tutela di tutti gli interessi coinvolti, un domanda di ammissione al concordato preventivo c.d. “in bianco” o “con riserva” ai sensi dell’art. 161, comma 6, l. fall., procedura nell’ambito della quale la Società si riservava di procedere al deposito di una domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti ai sensi dell’art. 182-bis l. fall.

Durante il periodo di protezione previsto da tale istituto, sotto la supervisione del Tribunale, sono continuate le trattative con i potenziali investitori e contestualmente abbiamo collaborato con gli stessi alla redazione un piano industriale che potesse permettere la sopravvivenza e il rilancio del Gruppo. A fine marzo di 2017, finalmente, siamo arrivati alla sottoscrizione dell’accordo quadro vincolante con i fondi Oxy Capital e Attestor. È stato solo il primo passo di un lungo percorso, che ha presentato non pochi e sfidanti imprevisti e/o complicazioni, che si è finalmente concluso a fine dicembre 2017 con la sottoscrizione degli accordi definitivi e l’aumento di capitale (“Closing”). 

Dopo il Closing, è iniziata una nuova fase per Stefanel, che aveva come obiettivo il risanamento e il rilancio del Gruppo, che faceva ben sperare per il futuro del Gruppo. A dicembre 2017 le vendite correnti erano in crescita del 10%. Tuttavia, già dai primi mesi del 2018 l’andamento delle vendite della primavera-estate 2018 ha mostrato decisa e imprevista inversione di tendenza, peraltro comune per gran parte del settore. Tale andamento è perdurato anche nel corso della seconda parte dell’esercizio, con un ritardato avvio delle vendite della stagione autunno-inverno 2018 a fronte di una stagione climatica sfavorevole in tutti i mercati di riferimento, in cui le temperature si sono mantenute su livelli estivi per quasi tutto il periodo. Tale andamento negativo per il 2018 era del tutto imprevedibile e non compatibile con gli obiettivi del piano industriale di rilancio del Gruppo. Tale situazione di difficoltà ha comportato a metà dicembre 2018 la necessità di presentare una nuova domanda di ammissione al concordato preventivo c.d. “in bianco” o “con riserva” ai sensi dell’art. 161, comma 6, l. fall., procedura nell’ambito della quale la Società si riserva di procedere al deposito della proposta, del piano e della documentazione di cui all’art. 161, commi 2 e 3, l. fall., ovvero, in alternativa, di domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti ai sensi dell’art. 182-bis l. fall.

 

Da tutta questa situazione cosa ha imparato? Il suo percorso accademico la ha aiutata? Quindi non ci sono delle scelte che non rifarebbe?

Sicuramente ho imparato a gestire situazione complesse e spesso impreviste, a reggere un importante livello di stress, a gestirlo (possibilmente con il sorriso) e a relazionarmi con i team di Advisor legali, finanziari e industriali di primissimo livello. Il mio bagaglio culturale accademico e lavorativo mi è stato di grande aiuto per fronteggiare determinate situazioni, ma è solo grazie alla tenacia, alla caparbietà e alle mie capacità di reggere un elevato grado di tensione, che ho potuto sostenere il carico di questo lavoro e di questa responsabilità. Il peso della responsabilità di dover e voler contribuire a salvare un’azienda, e quindi 800 posti di lavoro nel mondo, unitamente alla passione che metto sempre in quello che faccio sono stati fattori determinanti per non mollare.

Non posso dire di avere rimpianti o pentimenti. Quando decidi di lasciare un posto di lavoro è sempre un momento di verifica personale, in cui hai la possibilità di capire se sei riuscito a costruire dei rapporti professionali postivi e basti sulla stima reciproca. Capisci se sei riuscito a seminare qualcosa di positivo. In questa fase della mia vita professionale, in cui ho deciso di intraprendere una nuova sfida professionale, ma anche quando ho lasciato EY, ho ricevuto tanto affetto dai miei colleghi e dalle persone con cui ho collaborato. “Te la meriti una tregua”, questa è la frase che mi sono sentita dire più spesso negli ultimi giorni. I ritorni di stima e l’affetto che ho ricevuto mi hanno fatto capire che l’impegno profuso non è stato del tutto inutile.

Di cosa si occuperà ora in Forte Forte? Quali sono le sue aspettative? Qual è il ruolo di un CFO in un’azienda? Come è cambiato il ruolo di un CFO negli anni?

In forte-forte dovrò, in qualità di CFO, strutturare l’azienda per essere in grado di affrontare una crescita che mira al raddoppio del fatturato nell’arco di due/tre anni. Sarà un’esperienza che mi permetterà di lavorare più sul business e sull’organizzazione che sulla finanza e quindi di affrontare altri aspetti del ruolo del CFO.

Come CFO dovrò valutare se acquisire o meno un nuovo cliente, l’apertura di un nuovo punto vendita e/o di un nuovo canale di vendita analizzando gli aspetti economici e gli investimenti legati alla decisione. Solo per far capire la differenza dei due profili di CFO che ho ricoperto ad oggi. In Stefanel a causa della tensione finanziaria monitoravo la situazione cassa 4 volte al giorno, in forte-forte l’ho controllata il primo giorno di lavoro e poi ho potuto dedicarmi altro, come aprire una società in Inghilterra, assumere personale in Francia e fare l’assessment dei sistemi informativi.

Il CFO 30 anni fa doveva essere un super contabile e un tecnico di bilancio, ora ha un ruolo strategico a supporto del business e dell’organizzazione aziendale e deve necessariamente confrontarsi gli aspetti legati alla digitalizzazione dei processi. Un ruolo quello del CFO in continua evoluzione.

Nel 2017 ha ricevuto il premio del CFO awards? Se lo aspettava?

È stato un momento di grande soddisfazione personale anche se non sono riuscita a ritirare il premio di persona, ero rinchiusa negli uffici dei legali a Milano, sono arrivata per il rinfresco. Il premio lo tengo a casa, ogni mattina lo guardo con un po’ di soddisfazione, ma anche un po’ di amarezza, perché quando l’ho ricevuto, novembre 2017, ad un passo dal closing di Stefanel, per me significava aver contribuito a dare un futuro a Stefanel, oggi vista la situazione difficile in cui versa di nuovo il Gruppo, mi sembra tutto diverso. Credo di essermelo meritata quanto meno per l’enorme impegno profuso. Aver vinto il CFO awards per il segmento società quotate MTA mi ha dato sicuramente visibilità, ma non mi sono mai esaltata.

Ha mai partecipato ad eventi simili all’Invenicement Economic Forum? Quali sono le motivazioni che la spingono a partecipare? Quali sono le Sue aspettative per l’INVEF 2019?

Non ho mai partecipato ad eventi simili ma per me è sempre un piacere poter parlare con e ai giovani. Credo di rappresentare un esempio positivo per loro e di avere una storia di passione professionale da raccontare. Sento spesso dire che in Italia il lavoro e le opportunità professionali per i giovani non ci sono. In realtà non lo credo. Le opportunità per chi vuole impegnarsi, fare bene e metterci la passione in quello che fanno ci sono. Mi piace trasferire questo messaggio ai giovani, hanno bisogno di un po’ di luce negli occhi, di essere stimolati.

Quali sacrifici ha dovuto per la carriera professionale?

Non ho mai vissuto come un sacrificio il dedicarmi al lavoro perché fa parte di me, è anche una passione scelte che hanno riguardato la mia vita privata non sono mai dipese dalle mie scelte professionali, sicuramente possono essere state influenzate. Un po’ di vita privata indubbiamente la devi sacrificare, ma credo di avere la capacità di staccare. Il weekend per me è il weekend. Non sono la donna nata per stare a casa ad occuparmi solamente della famiglia, con tutto il rispetto per chi lo fa non mi sentirei realizzata totalmente.

Consigli per chi vuole avere una carriera di successo? Ed in particolare un CFO?

Ho sempre avuto delle difficoltà a credere che ci siano giovani che non sanno quello che vogliono diventare da grandi, forse perché tendo a proiettare me stessa da giovane in questa riflessione. Credo che il segreto sia sapersi ascoltare e seguire le proprie passioni. Ascoltarsi è importante, perché può essere confusi, ma ognuno di noi ha un’idea di quello che vuole diventare, magari ha solo paura di dirlo ad alta voce. Bisogna ascoltare la propria indole questo aiuta a trovare la propria strada e a seguire le proprie passioni. Per me la passione è il motore del mondo, non lo dico tanto per, lo penso per davvero.

 

Per diventare un professionista di successo e quindi anche un CFO, bisogna porsi degli obiettivi da raggiungere, bisogna essere ambiziosi, bisogna fare quello per cui si è portati. Bisogna essere preparati, bisogna studiare, bisogna impegnarsi molto, ma anche alzare sempre la propria barra, sfidarsi e non avere paura di sognare.