[column_fifth]Storie-vidotto[/column_fifth]

Nome: Enrico Piccin
Corso e anno di laurea a Ca’ Foscari:  Economia e Finanza (Laurea Magistrale) (2012)
Formazione: Ca’ Foscari;
Professione: Quantitative Analyst – Asset Allocation at Fideuram Investimenti SGR
Perché intervistarlo: Abbiamo voluto la sua esperienza accademica e lavorativa, indagando su qualche elemento utile a chi si appresta ad entrare nel mondo del lavoro. Il suo percorso formativo, ricco anche di esperienze importanti di tirocinio e lavoro, ci sembra esemplare per tanti studenti cafoscarini che vogliano aprire lo sguardo.

Q: Come descriverebbe il suo lavoro ad un non-esperto del settore?
A: Lavoro nella direzione Investimenti (Asset Allocation) di Fideuram Investimenti SGR (società del gruppo Intesa Sanpaolo) come Analista Quantitativo, cioè svolgo attività di supporto, attraverso l’uso di modelli matematici, alle decisioni di investimento sui portafogli della clientela.

Q: Come è entrato in azienda? Quali contatti sono stati cruciali per il suo ingresso in azienda?
A: Nessun contatto. Il metodo è stato abbastanza standard: mi sono presentato al Job Finance Day in Borsa Italiana a Milano e ho fatto un primo colloquio allo stand di Intesa Sanpaolo con un responsabile delle risorse umane. Da lì sono stato richiamato per i colloqui motivazionali, test logici/numerici e assessment di gruppo per poi fare colloqui più tecnici rispettivamente con le risorse umane di Fideuram e con i miei diretti responsabili.

Q: Che difficoltà ha incontrato nella transizione dall’università al mondo del lavoro?
A: Sicuramente la difficoltà maggiore è stata riuscire a trovare una occupazione fissa: ho fatto moltissimi colloqui, anche il percorso di studi magistrale, prima di essere assunto qui a Milano; il momento difficile del mercato del lavoro e del mondo finanziario non favoriscono certamente le assunzioni che nelle banche ormai sono “chimere”.

Q: Ritiene che l’università le abbia dato tutti gli strumenti necessari per affrontare l’ingresso in azienda?
A: Penso che l’università dia moltissimo da un punto di vista teorico, concetti che nel mondo del lavoro vanno, però, applicati alla quotidianità e quindi questo è il passaggio critico: il trasferimento dell’apprendimento all’operatività quotidiana.

Q: Quali caratteristiche della sua personalità le hanno consentito di arrivare a ricoprire il ruolo attuale?
A: Sono convinto che la dinamicità e flessibilità che mi distinguono abbiano giocato un ruolo fondamentale; nel senso di sapersi adeguare e rapportare in diversi contesti lavorativi e con persone differenti. Allo stesso tempo sicuramente una chiave essenziale è stata l’enorme voglia di imparare e di applicarsi, di andare oltre lo schema universitario dei libri e cercare altri spunti di approfondimento.

Q: Quali sono gli aspetti della sua carriera universitaria che si sono rivelati preziosi in ambito lavorativo (esperienze all’estero, lavori di gruppo, etc….)?
A: Ahimè per svariati motivi non sono riuscito a fare una esperienza all’estero e sicuramente questo è un punto a mio sfavore. Allo stesso tempo però al 4° anno ho svolto uno stage importante, conciliando studio e lavoro per sei mesi. Dal lato universitario, sicuramente, le cose che mi hanno aiutato di più sono stati i project work che danno due cose essenziali per il mondo del lavoro: il trasferimento del concetto teorico all’applicazione pratica e allo stesso tempo il team working favorisce il rapporto con gli altri. Sono stato per un periodo tutor di econometria e lo stretto rapporto con professori e studenti mi ha dato molto da un punto di vista professionale ed umano.

Q: L’aspetto più interessante e quello più difficile del suo lavoro?
A: Quello più interessante sicuramente la parte di ricerca e sviluppo, quindi studiare nuove strategie e la loro implementazione; mi piacciono molto i cambiamenti e l’apporto di nuove idee. Allo stesso tempo però, da un punto di vista tecnico, ho trovato inizialmente difficoltà sulla parte di programmazione softwaristica, una laurea in economia non offre concetti di programmazione come lo fanno ingegneria e fisica. Inoltre, da un lato umano, non è sempre semplice rapportarsi con persone con background ed esperienze diverse dalle proprie.

Q: Cosa l’attrae del suo lavoro? Perché ha scelto di intraprendere questa professione?
A: Faccio un lavoro matematico, di cui mi affascina la complessità delle strutture e dei prodotti che sono creati e la precisione e accuratezza con cui ci si dedica alla parte di calcolo.

Q: Ritiene di poter confermare la competitività le lunghe giornate lavorative che caratterizzano il mondo finanziario nell’opinione comune?
A: Sicuramente il mondo finanziario è competitivo ma farei una distinzione da quello che è il mondo dell’investment banking americano/inglese dalla realtà italiana: questo modello di lavoro fatto di giornate in cui si sta in ufficio anche 16/20 ore, in Italia non esiste o poco solo in specifiche aree; sono convinto però che non si debba guardare il numero di ore di lavoro ma alla qualità con cui si svolge il proprio operato.

Q: Quali consigli darebbe a chi è interessato ad intraprendere la sua professione?
A: Fondamentale tantissima determinazione: è una delle qualità che mi ha contraddistinto e che ha permesso il mio ingresso “facile” in questo mondo. Consiglio ai nuovi laureati di buttarsi a capofitto nella ricerca del lavoro che più piace, perché è giusto seguire i proprio obiettivi e interessi e non scoraggiarsi se le cose non vanno alle prime occasioni; sbagliare un colloquio fa bene e fortifica e dagli errori si impara per quello che sarà il prossimo.