[column_fifth]Storie-vidotto[/column_fifth]

Nome: Davide Vidotto
Corso e anno di laurea a Ca’ Foscari:  Economia e Commercio (2012)
Formazione: Ca’ Foscari, London School of Economics and Political Science (LSE), Kellogg School of Management
Professione: Associate Consultant presso Bain & Company
Perché intervistarlo: Abbiamo voluto chiedergli un’opinione e più di qualche consiglio per chi si appresta ad entrare nel mondo del lavoro, le difficoltà incontrate e le competenze di cui far tesoro, insieme a degli spunti sul come vivere al meglio il periodo universitario di studio cogliendone tutte le potenzialità.

Q: Come descriverebbe il suo lavoro ad un non-esperto del settore?
A: Lavorare in consulenza strategica significa aiutare le imprese clienti a prendere decisioni complesse –le più disparate– che richiedono un’analisi strutturata, e talvolta collaborare nella fase di implementazione delle decisioni prese. In pratica questo si declina in un’infinità di attività diverse, che variano molto a seconda dell’area di business e della funzione aziendale interessata. Ad esempio, ci si può trovare ad occuparsi della ridefinizione della strategia di vendita di un gruppo nel settore lusso, e due mesi dopo lavorare alla redazione del piano industriale di un’azienda nell’ automotive.

Q: Come è entrato in azienda? Quali contatti sono stati cruciali per il suo ingresso in azienda?
A: Sono in entrato in azienda attraverso il processo di selezione standard, cioè inviando CV e lettera motivazionale e sostenendo i quattro colloqui (sia motivazionali che basati sulla soluzione di un business case) necessari per ottenere un’offerta. In questo senso i contatti determinanti sono stati semplicemente quei compagni di università con esperienze di lavoro o interesse nello stesso settore, ottime risorse sia per ottenere informazioni che per prepararsi al processo di ammissione.

Q: Che difficoltà ha incontrato nella transizione dall’università al mondo del lavoro?
A: Sono due mondi molto diversi, ma non per questo la transizione deve essere complessa. Forse l’elemento di cambiamento più interessante è che nel mondo del lavoro non sono più solo i contenuti a contare, ma c’è anche un’importante componente relazionale e sociale (sia nei rapporti interni alla Società che verso l’esterno) che determina il successo di qualunque progetto. Imparare a dare il massimo su tutti i fronti è stato forse l’impegno maggiore nel primo periodo di lavoro.

Q: Ritiene che l’università le abbia dato tutti gli strumenti necessari per affrontare l’ingresso in azienda?
A: Io sono sempre stato dell’idea che l’università serva ad “imparare a imparare”. Le nozioni apprese faticosamente per anni sono solo una base da cui attingere di tanto in tanto, ciò che è fondamentale acquisire è la capacità di apprendere e pensare, e di sapersi districare in una materia completamente nuova. In questo senso l’università mi ha fornito tutti gli strumenti necessari, ma non mi ha evitato di dover passare il primo giorno di lavoro con un libro in mano, cercando di imparare il più velocemente possibile cose di cui all’università non avevo mai sentito parlare.

Q: Quali caratteristiche della sua personalità le hanno consentito di arrivare a ricoprire il ruolo attuale?
A: A rischio di cadere nel banale, curiosità e determinazione. La prima è il motivo per cui ho deciso di studiare una disciplina vasta come l’economia e di cercare lavoro in un settore che permette di avere a che fare con problemi sempre diversi. La seconda è ciò che mi ha permesso di arrivare ad ottenerlo.

Q: Quali sono gli aspetti della sua carriera universitaria che si sono rivelati preziosi in ambito lavorativo (esperienze all’estero, lavori di gruppo, etc….)?
A: Ogni fase della mia carriera universitaria mi ha insegnato qualcosa che si è poi rivelato utile in campo lavorativo. L’università italiana –di impostazione molto teorica– è stata fondamentale per sviluppare capacità di apprendimento e di analisi, mentre il master in Inghilterra e l’esperienza di studio in una business school negli U.S. (in cui i lavori di gruppo sono all’ordine del giorno) sono stati l’occasione per affinare le soft skills che si sono rivelate altrettanto importanti nel mondo del lavoro.

Q: L’aspetto più interessante e quello più difficile del suo lavoro?
A: L’aspetto che trovo più interessante è la possibilità di avere esposizione a progetti molto diversi e quindi di progredire rapidamente nel percorso di crescita professionale. L’aspetto che può risultare più difficile, soprattutto venendo direttamente dal mondo accademico, è la necessità di imparare a “produrre” in modo molto rapido; se prima c’era tutto il tempo necessario per studiare una determinata materia e raggiungere gli obiettivi prefissati, ora si tratta di elaborare informazioni in modo rapido e produrre un risultato spesso sotto la pressione di scadenze molto strette.

Q: Cosa l’attrae del suo lavoro? Perché ha scelto di intraprendere questa professione?
A: Oltre a quanto già detto (varietà dei temi affrontati e delle attività, crescita professionale vertiginosa) ciò che mi affascina del mio lavoro è vivere in un ambiente estremamente dinamico circondato da colleghi brillanti. Questi sono gli stimoli che mi portano a dare il massimo, e farlo volentieri, ogni giorno. E sono anche il motivo per cui ho deciso di iniziare la mia carriera da qui.

Q: Ritiene di poter confermare la competitività le lunghe giornate lavorative che caratterizzano il mondo finanziario nell’opinione comune?
A: Premesso che sono un “outsider” e in questo caso è improprio parlare di mondo finanziario, i ritmi di lavoro in consulenza strategica sono impegnativi. Ovviamente l’impegno di tempo dipende molto dall’azienda in cui si lavora, dal team con cui si lavora e dalle esigenze del cliente, quindi può variare molto di volta in volta. Detto questo, in nessun caso ci si può aspettare un lavoro da 8 ore al giorno 5 giorni a settimana, ma credo questo si estenda a tutto il mondo dei servizi professionali.

Q: Quali consigli darebbe a chi è interessato ad intraprendere la sua professione?
A: In primis consiglierei di informarsi il più possibile attraverso ogni fonte disponibile, ancora meglio se facendo leva sul proprio network di conoscenze (se si cerca un’opinione spassionata è sicuramente meglio un amico senza peli sulla lingua che un rappresentante dell’azienda alla ricerca di nuovi candidati). Conoscere a fondo l’ambiente in cui si vuole entrare riduce il rischio di trovarsi spiazzati o scontenti dopo, ed è fondamentale anche nel processo di selezione. Una volta presa la decisione, consiglierei di prepararsi in modo serio ai colloqui. Non sono nulla di trascendentale,  ma non sempre avere un po’ di sale in zucca è abbastanza; un po’ di preparazione in più è sempre la carta vincente.