EY E LA CONSULENZA IN VENETO

La consulenza aziendale oggigiorno ha numerose sfumature, ci sono società centenarie che si sono specializzate su più fronti, pronte a soddisfare le necessità di numerose aziende. Ma come è visto il consulente da un imprenditore? Ne parliamo con il Dottor Rubinato, Partner di Ernst & Young.

EY è una società nata in negli Stati Uniti e attiva nel mondo della consulenza da oltre un secolo. Oggi conta oltre 700 sedi in più di 150 paesi in tutto il mondo, con revenues complessive di quasi 40 miliardi di euro.

Ma chi è il consulente? Spesso, accontentandosi di idee stereotipate, le persone pensano che il consulente entri in azienda e dica le cose migliori da fare, un misto tra un essere onnisciente e un mago che risolve tutto con un tocco di bacchetta magica. Andando a fondo, si scopre invece che il primo obiettivo dei consulenti di EY è quello di creare un confronto, dare un punto di vista in più, e in questo modo portare valore. Non è una posizione facile, anticipando una risposta del Dottor Rubinato, si potrebbe dire che “non a tutti piace sentire che quello che fai potresti farlo meglio”

E poi c’è il “fattore campo”, l’imprenditorialità veneta. Ci siamo fatti spiegare come sono fatti gli imprenditori del nostro territorio. Abbiamo scoperto che la passione non manca. Preferiscono lavorare alla “vecchia maniera”, e proprio questa impostazione si riflette anche sulla struttura organizzativa, talvolta facendo nascere delle criticità.

Ecco qualche anticipazione di cosa porterà all’INVEF il 4 aprile ormai vicinissimo il Dottor Rubinato.

Qual è la Sua esperienza scolastica? Ci parli del Suo ruolo in EY, cosa consiglia a chi vorrebbe seguire un percorso analogo?
Cosa consiglio? Bè questa è una domanda un po’ difficile, non ci sono mai verità assolute in questidiscorsi. Mi sentirei piuttosto di raccontarvi qual è stato il mio percorso e cosa ho vissuto.

Il mio percorso di formazione è abbastanza semplice da riassumere. Mi sono diplomato in ragioneria. Perciò proseguire gli studi con la Laurea in Economia è stata una conseguenza logica. Ho scelto Università Ca’ Foscari perché, oltre al prestigio dell’ateneo, era onestamente comoda per la vicinanza, forse un motivo di altri tempi ma che ha avuto il suo peso all’epoca. Mi sono iscritto ad Economia Aziendale: questo percorso accademico si distingueva dagli altri in economia presenti perché era già quasi interamente strutturato, con soli tre esami a scelta.

Sebbene non precludessi alcuna esperienza in una azienda, avevo in mente di fare un percorso nella professione e infatti già durante le superiori avevo lavoricchiato in qualche studio professionale.Finita l’università ho subito iniziato la mia carriera in EY, ed oggi sono ancora qui.
Durante i primi anni di lavoro mi immaginavo che avrei potuto sfruttare al massimo quanto appresotra i banchi dell’università. Dopo qualche tempo, invece, mi sono accorto che il mio percorso formativo era costantemente in atto. La formazione continua quotidianamente, non tanto perché mi appassioni la materia bensì perché è una necessità nel mondo della consulenza. Dobbiamo essere sempre pronti a rispondere ad ogni esigenza e domanda del cliente.

Attualmente ricopro la posizione di Partner in EY e continuo a fare un lavoro che mi appassiona: per questo lo suggerirei senza dubbio.
Il voto di Laurea non è l’unica discriminante in base alla quale selezioniamo i nostri candidati: chiaro è un buon indicatore vedere un numero alto, mentre, ad esempio, è apprezzabile che il percorso di studi venga concluso in tempi rapidi. I candidati più interessanti sono quelli più curiosi e che hannopiù “fame” di chiederti qualcosa pertinente.

Veniamo vissuti come un punto di partenza del percorso professionale, spesso fare esperienza in una delle famose BIG4 è una palestra.

Come descrive la Sua posizione all’interno di EY? Quali sono i suoi compiti e le principali mansioni? Qual è il Suo ruolo? Quali sono le cose a cui deve dedicare più tempo ed attenzione?
Ecco, questo me lo chiedono spesso anche le mie bambine quando torno a casa la sera: faccio fatica a volte a raccontarlo e quando mia moglie ha iniziato a dire “il papà è a capo dell’ufficio” io l’hoguardata malissimo.

Essere Partner di EY, come dicevo prima, significa essere responsabile degli uffici di Treviso e del Veneto con al loro interno circa 100 revisori che lavorano con noi nel territorio. Non sono tanti rispetto ai 2200 che si occupano di audit, rimane comunque una bella squadra.
Il mio compito all’interno di questo gruppo si può riassumere in una parola: responsabilità. Sotto ogni aspetto: devo garantire la qualità del brand, devo assicurarmi che sia visibile, riconoscibile e professionale. Qualche volta vuol dire anche garantire che il nostro operato e il nostro messaggio sia capito.

Mi spiego meglio, fare consulenza a Milano significa farlo in un contesto dove c’è un’abitudine ormai centenaria ad avere servizi professionali, a volte farlo in Veneto è un’opera quasi di evangelizzazione.Provare a far capire i vantaggi all’imprenditore e convincerlo dell’investimento non è facile.

Lei opera principalmente nel Veneto e nel Nord Est, quali sono le caratteristiche comuni degli imprenditori di questa regione? Come descrive questo ecosistema?
Come dicevo prima lavorare in Veneto ha le sue peculiarità, l’imprenditorialità è molto particolare.Siamo abituati ad una taglia di imprese di middle market sia sotto l’ottica più evidente del fatturato,che dal punto di vista della sua evoluzione e della complessità della struttura organizzativa. Personalmente è la caratteristica che preferisco.

Si tratta quindi di un genere di imprenditorialità che ha una dimensione contenuta.
Ci sono molti temi da portare a queste società, come la trasparenza, aperturaall’internazionalizzazione e differenziazione. Il paradosso è che abbiamo imprenditori nel nostro territorio capaci di esportare l’ottanta percento del loro fatturato all’estero, ma con meno consapevolezza dell’importanza di tenere sotto controllo alcuni KPI, altre volte addirittura non sanno nemmeno come farlo.
È bellissimo perché abbiamo la possibilità di aiutarli sotto molti aspetti e forse l’onere di doverliconvincere che è importante fare certe scelte. A volte spiego ai miei clienti che è fondamentale prima di tutto per loro fare certi investimenti, a prescindere che la faccia io o un mio competitor. Sappiamo di essere un punto di rottura per le imprese che seguiamo, siamo agenti di cambiamento.Noi affianchiamo i nostri clienti nella crescita, sappiamo come fronteggiare l’insieme di nuoveesigenze, anche frutto di novità esogene talvolta. In questo percorso il consulente ha il ruolo di portare competenze prima di tutto. Talvolta ci viene richiesta anche una buona dose di operatività,l’importante è che al termine del progetto il cliente sia autonomo e sia cresciuto, nella qualità dellasua organizzazione e nella sua dimensione. Insomma, che sia stato un investimento per lui la consulenza.

Ha mai partecipato ad eventi simili all’Invenicement Economic Forum? Quali sono le motivazioniche la spingono a partecipare? Quali sono le Sue aspettative per l’INVEF 2019?
Ci capita a volte di partecipare ad eventi nella vostra Università, abbiamo portato anche il nostroresponsabile del nostro Desk IFRS a Ca’ Foscari. A volte ci capita anche di organizzare eventi per inostri clienti e ospitare determinate figure delle loro società, trattiamo tematiche ben individuate per creare un punto di incontro e una discussione tra aziende anche molto diverse tra loro. Queste iniziative danno visibilità al nostro brand ma anche permettono a noi di rinforzarci.

Vengo con molta curiosità all’INVEF, ci sono molti imprenditori che avrò grande piacere di ascoltare.