Fundraising europeo a quota 91.9 miliardi: è il livello più alto dal 2006

I settori del private equity e del venture capital in Europa sono decisamente in crescita, con 8000 fondi di investimento e 250 000 operazioni tracciate nel 2017; a dirlo sono Invest Europe e Private Equity Monitor, i principali report sul mercato degli investimenti in capitale di rischio.

 

 

Il totale raccolto attraverso l’attività di fundraising nel 2017 ha raggiunto la più alta cifra dal 2006 pari a 91.9 miliardi di euro, con un incremento del 12% annuo; il numero di fondi che raccolgono nuovi capitali è aumentato del 15%, raggiungendo le 542 unità.

Il 29% di tutto il capitale raccolto è stato fornito dai fondi pensione; seguono i funds of funds con una quota pari al 20%, i family offices & private individuals con il 15%, i fondi sovrani che contribuiscono per il 9% e le compagnie di assicurazione per l’8%.

Gli investitori istituzionali non europei hanno contribuito per più del 40%, con gli investitori asiatici che hanno conferito una quota pari al 15% del totale, rappresentando ad oggi i soggetti maggiormente interessati all’attività.

 

Anche il Venture capital europeo è cresciuto del 34% raggiungendo la notevole cifra di 6.4 miliardi di euro e superando il picco del 2008 di oltre il 13%, con più di 3800 imprese che ne hanno beneficiato.

Sono cresciute, inoltre, le dimensioni medie dei fondi venture capital, con 100 milioni di final closing e con un conseguente aumento dei round di investimento e del numero di “unicorni” europei, ossia delle aziende che, nell’arco del breve periodo, sono riuscite a conquistare un patrimonio capitale di oltre un miliardo di euro.

 

La situazione in Italia

In Italia gli investimenti in capitale di rischio sono ancora in fase embrionale. Secondo il report AIFI (Associazione Italiana del private equity, venture capital e private debt) nel 2017 sono stati raccolti quasi 5 miliardi di Euro (ovvero il 5% del totale europeo), con una decrescita degli investimenti del 40% rispetto all’anno precedente.

Sebbene nel 2017 l’ammontare investito nel mercato italiano del private equity e del venture capital sia stato il terzo valore più alto raggiunto negli ultimi dieci anni (dopo quanto conseguito dall’Italia nel 2016 e nel 2008), il risultato è stato raggiunto poiché tre fondi (F2i Sgr, QuattroR Sgr e Fondo italiano d’Investimento Sgr) hanno investito da soli un importo superiore a oltre 4 miliardi di Euro, pari all’82% della raccolta complessiva italiana. In totale è diminuito del 3%  anche il numero delle operazioni, passando a 311. Il 2016 aveva contato 322 operazioni per un totale di 8.2 miliardi di Euro di investimenti, un record assoluto, trainato, però, da 17 large e mega-deal.

 

 

In aggiunta, nel 2017, c’è stata una diminuzione degli investimenti iniziali in nuove startup del 38%, con 57 investimenti contro i 92 del 2016. Le ragioni di tale decrescita sono legate al fatto che alcuni operatori internazionali nel 2017 erano ancora in fase di fundraising, e quindi non hanno chiuso i loro investimenti.  In secondo luogo, diversi operatori hanno concentrato le proprie attività dell’anno scorso in operazioni di “follow on”, ovvero negli investimenti dedicati ai round successivi al primo, che sono passati nel 2017 a 21, rispetto ai 10 dell’anno precedente.

Anna Gervasoni, che presiede il Comitato Scientifico del Venture Capital Monitor, però afferma: “Il 2017 vede una crescita dei follow on, segno che l’attività del fondo di venture capital non si limita a un semplice investimento iniziale, ma è l’avvio di un percorso che vede l’affiancamento dell’operazione al progetto”.

Tale attività, secondo Gervasoni, potrà quindi permettere alle società di affermarsi nel proprio mercato di riferimento.

Da sottolineare invece come sia cresciuto il numero di operazioni di disinvestimento, toccando il suo massimo storico nel 2017 (202 operazioni) per un controvalore di 3.7 miliardi di Euro.

 

Conclusione

Il panorama del foundraising europeo cresce nei singoli paesi, ad eccezione dell’Italia dove lo scenario risulta essere decisamente scoraggiante, con una raccolta fondi pari ad appena il 5% del totale europeo.

L’attività di private equity è ancora limitata rispetto alla dimensione economica del nostro paese e il bisogno di capitale di rischio risulta essere sempre più evidente a causa della necessità delle nostre aziende di crescere e di investire in un mercato sempre più competitivo.

Il Fondo Europeo degli Investimenti e la Commissione Europea hanno da poco lanciato una nuova eccellente iniziativa di sistema, con lo scopo di rafforzare gli investimenti nell’innovazione e nel capitale di rischio, arrivando a mobilitare fino a 6.5 miliardi di Euro. Secondo Innocenzo Cipolletta, il presedente di AIFI, la piattaforma di ITAtech, realizzata da Cassa Depositi e Prestiti per supportare i processi di cambiamento tecnologico, l’iniziativa “permetterà il moltiplicarsi di progetti che riceveranno fondi e potranno quindi affermarsi nel mercato internazionale”.

Ecco quindi un nuovo fiorire di brillanti iniziative, anche nel nostro Paese, da cui ripartire per scendere in campo e correre assieme alle grandi d’Europa.

 

Andrea Pellizzer