Exchange Traded Funds

In meno di 25 anni, gli Exchange Traded Funds (ETF) sono diventati uno dei più popolari veicoli di investimento passivo fra gli investitori professionali e quelliretail grazie ai loro bassi costi di transazione e alla liquidità quotidiana che essi garantiscono. Questa tendenza viene confermata dal seguente grafico: come si vede, gli investitori retail e quelli professionalisono i maggiori detentori di ETF, a cui seguono le banche private ed i brokers con percentuali più ridotte.

Evoluzione degli investitori in ETF

Dalla loro prima entrata in scena nel 1990, con il primo ETF introdotto dalla Toronto Stock Exchange, gli ETF sono stati protagonisti di una crescita spettacolare, alla fine del 2016 rappresentavano oltre il 10% della capitalizzazione di mercato dei titoli negoziati sulle borse statunitensi e oltre il 30% del volume complessivo degli scambi giornalieri.

Questo articolo ha come obiettivo quello di fornire, nella prima parte, una breve panoramica su cosa sono gli ETF e nella seconda parte invece, verranno riportate le ragioni di questa crescita e le cifre di questa tipologia di fondi.

 

page1image1833856

Fonte: Deutsche Bank ETF Research, Bloomberg Finance LP, FactSet.

 

Cosa sono gli ETF

Prima di fotografare la situazione degli ETF a livello globale, è necessario capire cosa sono. ETF è l’acronimo di Exchange Traded Fund, un termine con il quale si identifica una particolare tipologia di fondo d’investimento con due principali caratteristiche:

–  è negoziato in Borsa come un’azione;

– ha come unico obiettivo d’investimento quello di replicare l’indice alquale si riferisce, il cosiddetto benchmark, attraverso una tipologia di gestione passiva.Un ETF riassume in sé le caratteristiche proprie di un fondo e di un’azione, consentendo agli investitori di sfruttare i punti di forza di entrambi gli strumenti ovvero:

–  diversificazione e riduzione del rischio proprio dei fondi;

–  flessibilità e trasparenza informativa della negoziazione in tempo reale delle azioni.Di conseguenza, l’ETF consente di:

– prendere posizione in tempo reale sul mercato target con una sola

operazione di acquisto;
– realizzare l’identica performance dell’indice benchmark: l’ETF

cons ente di ottenere un rendimento pari a quello del benchmark di riferimento in virtù di una “gestione totalmente passiva”, ad esempio, replicando al suointerno esattamente la composizione ed i pesi dell’indice al quale si riferisce.

– avere un prezzo di mercato costantemente allineato al NAV (Net AssetValue);

– ottenere un’ampia diversificazione, infatti investire in un ETF significa prendere facilmente posizione su un intero indice di mercato, che facendo riferimento ad un paniere ampio di titoli, diversifica e diminuisce i l rischio dell’investimento.

– ridurre il costo del proprio portafoglio: gli ETF presentano una commissione totale annua ridotta e applicata automaticamente in proporzione

al periodo di detenzione, non sono previste altre commissioni a caricodell’investitore.

– beneficiare di proventi periodici (i dividendi o gli interessi che l’ETFincassa a fronte delle azioni/obbligazioni detenute nel proprio patrimonio possono essere distribuiti periodicamente agli investitori o capitalizzatistabilmente nelpatrimoniodell’ETF stesso)1.

I fattori che hanno favorito la crescita degli ETF

Una volta spiegato il meccanismo che sta dietro a questo veicolo di investimento, l’obiettivo è ora quello di descrivere la crescita dell’investimento passivo che, anche grazie ad una maggiore efficienza dei mercati finanziari, negli ultimi anni ha registrato dei flussi positivi, a differenze di quello attivo che invece s i trova sempre più in difficoltà.

page3image3814528

Fonte: Borsa Italiana

 

 

Il numero di ETF resta certamente ancora molto basso rispetto a quello dei fondi comuni tradizionali, ma la loro crescita rappresenta qualcosa di mai visto, così come la rapida nascita di tipologie di ETF con nuove caratteristiche e strategie di investimento. Grazie alla loro struttura, essi offrono agli investitori nuove opportunità e opzioni che prima non erano disponibili.

La diffusione degli Exchange Traded Funds è dovuta soprattutto alla riduzione dei costi di gestione; essi offrono infatti a chiunque la possibilità di eseguire una diversificazione ottimale del portafoglio a costi molto più bassi di quelli che i fondi tradizionali hanno richiesto per anni.

In un contesto caratterizzato da bassi rendimenti, il fattore costo viene considerato unodei driverprincipaliperottenere degli extra rendimenti rispetto alla media nel lungo periodo. Questo viene evidenziato da Vanguard che, in una recente ricerca, evidenzia quanto sia importante per un investitore l’impatto deicosti sul risultato finale. Il concetto centrale dello studio, da cui deriva la preferenza teorica che un investitore dovrebbe avere nei confronti degli Exchange Traded Funds, rispetto alle gestioni attive, risiede nella constatazione che il mercato può essere considerato come un gioco a somma zero. Dove in ogni istante il mercato è rappresentato dalla somma cumulata di ogni posizione mantenuta dagli investitori; ne consegue che il rendimento di mercato a livello aggregato è la somma dei rendimenti ponderati di ogni partecipante al mercato.

Riassumendo: per ogni singola posizione che per qualche ragione sovra performa l’indice di mercato, ci deve essere qualche altra posizione che lo sotto performa, in modo che la somma del gioco sia pari a zero, e dove la media, utilizzata per misurare le performance, è rappresentata dal rendimento dell’indice di mercato.

Ipotizzando la distribuzione dei rendimenti di mercato come una gaussiana nella quale il valore centrale è rappresentato proprio dal rendimento dell’indice eintroducendo i costi di transazione e tutte le voci di costo associabili ad un investimento, come ad esempio i costi di gestione e amministrazione, si ottiene uno slittamento verso sinistra di tale curva. Di conseguenza maggiori sono i costiche vengono applicati, maggiore sarà la riduzione di rendimento per l’investitoree la performance aggregata per gli investitori non sarà più a somma zero.

page5image3819680

Fonte: The Vanguard Group Inc.

 

Questo consente di evidenziare quanto i costi incidano in modo determinante: un investitore che intende minimizzare la possibilità di sotto performare il benchmark, potrebbe semplicemente limitarsi ad abbattere il più possibile i costi.

Con gli ETF che rappresentano il 3% dei costi totali e i fondi passivi, nel loro complesso, che registrano soltanto il 6% dei costi totali dell’intera industria, questa tipologia di prodotti di investimento sono destinati ad avere la meglio dato che dal punto di vista dei costi non hanno rivali.

Spese di gestione per ciascuna categoria

page5image3818784

Fonte: Boston Consulting Group 2018. Financial Times

 

L’industria degli ETF in cifre

Come riporta il provider di dati, ETFGI, le masse globali investite in fondi passivi superano i 5100 miliardi di dollari a fine luglio 2018, con un incremento degli asset del 5,9%, registrando da 4 anni e mezzo un periodo di nuovi apporti cons ecutivi.

A livello europeo invece, le masse di raccolta salgono a 827 miliardi di dollari (luglio 2018), con una crescita del 3,17% da inizio anno, con il tasso di crescita a 10 anni che si attesta appena sotto il 20% annuo. Come dimostra il grafico di seguito, dal 2008, c’è stata una crescita senza precedenti.

Fonte: ETFGI Dati inizio 2018.

Per quanto riguarda l’Italia, l’offerta è di 850 tipologie di ETF, con un patrimonio totale di circa 68 miliardi di dollari e una crescita costante negli ultimi anni; secondo gli operatori del settore, nel 2019 questa sarà ancora più rilevante.

Nell’industria mondiale i maggiori provider, in base ai dati di pubblicati daFactSet, s ono:

– BlackRock (iShares) con 1,4 trilioni di dollari di AuM (asset under management);

–  Vanguard con 918 miliardi di dollari di AuM;

–  State Street Global Advisors con 637 miliardi di dollari di AuM.

page6image3819456

Fonte: ETFGI Dati inizio 2018.

 

Di recente ha fatto molto discutere l’entrata come provider di J.P. Morganche, dopo anni in cui è rimasta fuori dal mercato degli ETF, ha iniziato a giocare unruolo da protagonista. Dall’inizio dell’anno il business degli ETF di J.P. Morgan è cresciuto dai 6,2 miliardi di dollari fino a 14,6 miliardi di dollari, una cifra irrisoria rispetto agli oltre 2 trilioni di dollari di AuM, che però consente di capire il cambio di strategia da parte di una delle maggiori banche a livello mondiale.

Non sono passati inosservati in particolare i tre ETF quotati da J.P. Morgan che hanno superato il miliardo di dollari in poco tempo dopo la loro quotazione. In particolare, due, gli ETF (JPMorgan Beta Builders Japan ETF (BBJP) e JPMorgan BetaBuilders Canada ETF (BBCA)), sono diventati i più veloci della storia a raggiungere una capitalizzazione pari al miliardo di dollari.

Conclusione

Dal primo decennio di questo secolo, gli ETF sono sicuramente protagonistidel grande cambiamento avvenuto nell’industria dell’asset management.

La semplicità ed i bassi costi hanno sicuramente avvantaggiato questa crescita rispetto ai fondi a gestione attiva. Secondo le stime di BlackRock, questa industria è destinata a crescere ancora nei prossimi anni, si stimano addirittura 12 trilioni di dollari investiti negli ETF nel 2023.

page7image3826176

Fonte: BlackRock, Global Business Intelligence, Aprile 2018.

Senza dubbio in futuro questi strumenti saranno oggetto di discussione sia peri regolatori che per gli esperti del settore visto che anche nei prossimi anni saranno fra gli strumenti di investimento più gettonati.