Il crollo di Deutsche Bank: problemi e futuro della banca tedesca

Il 2016 è stato sicuramente uno degli anni più duri per il colosso bancario tedesco. Le sue azioni quotate a Francoforte hanno perso più del 50% da inizio anno e la capitalizzazione della banca è scesa da 30 a 16 miliardi di euro. Ecco le 3 principali domande (con risposta) per capire cosa sta succedendo.

 

Qual è il problema attuale della banca?

 

Al momento, l’istituto è immerso in una tempesta legale dovuta alla richiesta delle autorità Usa di un risarcimento di 14 miliardi di dollari per la vendita di obbligazioni garantite dai mutui sub-prime, il cui collasso durante la crisi finanziaria del 2008 ha trasformato tali finanziamenti “tossici” in carta straccia. Deutsche Bank nel 2007 era tra gli emittenti più prolifici di questi titoli tossici e la colpa che il Dipartimento di Giustizia americano imputa alla banca è di non aver informato adeguatamente la clientela e il mercato della loro rischiosità.

Ora secondo indiscrezioni gli Usa potrebbero ridimensionare la richiesta a 5,54 miliardi, ma comunque la notizia sopracitata ha portato il titolo a crollare a minimi storici nel mese di Settembre, scivolando per la prima volta in assoluto sotto l’importante soglia psicologica di 10 euro, e scatenando il panico a livello globale. Finché non si arriverà a un’intesa, l’incognita della multa americana continuerà a pesare sulla banca tedesca.

Un successivo crollo è arrivato in seguito alle concordanti indiscrezioni di stampa secondo cui un crescente numero di investitori rilevanti e fondi speculativi americani, soprattutto hedge fund, avrebbero deciso di ridurre o chiudere le loro rispettive esposizioni sulla banca, ritirando i loro fondi (Bloomberg ha riportato che sono circa 10 gli hedge fund che stanno attaccando Deutsche Bank).

 

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Fig.1 – Deutche Bank’s Share Price | Source: Bloomberg

 

Chiusa la vicenda americana, quindi, Deutsche Bank è a posto?

 

No, per niente. Vi sono sicuramente altri due grossi problemi per DB. Il primo è un problema di derivati, ossia quegli strumenti finanziari generalmente tossici o comunque altamente strutturati il cui valore viene attribuito direttamente dalla stessa banca con ampio margine di discrezionalità, in quanto il prezzo dei suddetti si basa sul valore di mercato di un altro strumento finanziario, definito sottostante, come possono esserlo tassi d’interesse o quotazioni di titoli. Una voce, dunque, di difficile valutazione contabile che mette in fuga gli investitori. L’enorme esposizione a derivati dell’istituto, stimata dalla Banca dei Regolamenti internazionali come superiore ai 50 mila miliardi di dollari, superiore a 15 volte il Pil tedesco, lo rende estremamente vulnerabile. Per questo motivo il Fondo Monetario Internazionale ha considerato potenzialmente DB la prima fonte di choc esterni per il sistema finanziario: in dettaglio, il FMI ha dichiarato che Deutsche è “il più rilevante contribuente netto ai rischi sistemici tra le banche di rilevanza sistemica globale, seguita da Hsbc e Credit Suisse”.

 

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Fig. 2 – Globally Systemically Important Banks (GSIBs) | Source: IMF – “Germany Financial Sector Assessment Program”

 

Infine un problema che DB condivide con le banche europee: la redditività. I bassi tassi d’interesse e soprattutto i tassi negativi applicati ai depositi delle banche presso la Bce comprimono i margini d’interesse e quindi la capacità di fare ricavi degli istituti di credito, ma Mario Draghi ha respinto tali accuse affermando che la banche europee dovrebbero cambiare radicalmente il modello di business. Sostiene il n.1 della Bce che il più importante fattore che incide sulla redditività non è la politica di bassi tassi d’interesse ma il fatto che l’area euro ha troppe banche, troppe filiali, troppi sportelli, una mattonata di costi fissi i quali con l’avvento della tecnologia che permette di operare da casa incidono inutilmente sul bilancio. Solo nel primo trimestre del 2016 i ricavi aggregati del settore in Europa sono scesi del 9,8% sul primo trimestre del 2015 e i profitti in media hanno subito un calo del 27% (quasi il triplo degli Usa).

 

C’è il rischio che Deutsche sia la Lehman europea?

 

Se c’è è un rischio molto remoto. La banca è ben più sviluppata di quanto fosse Lehman Brothers, ha quasi 2mila miliardi di asset, è molto interconnessa a livello globale e vista la sua indiscutibile rilevanza sistemica, in casi estremi con ogni probabilità la Germania interverrebbe.

Ma la posizione dichiarata di Angela Merkel di non bail out, ossia di non correre in soccorso della banca con un aiuto statale, pur essendo forse una posizione di principio date le nuove regole di bali in di inizio anno e la linea dura che la cancelliera ha avuto con Monte dei Paschi, ha aumentato l’incertezza. Si aspettano news da Berlino.

Notizia non rassicurante è invece l’impennata del Credit Default Swap di Deutsche Bank, ovvero il derivato che indica la possibilità di fallimento della banca.

 

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Fig. 3 – Deutsche Bank 5-year CDS | Source: Thomson Reuters Datastream

 

La storia è ancora lunga, tutti siamo coscienti delle tremendi lacune che si trovano nel bilancio di DB, ma sappiamo anche che far fallire DB significherebbe avere una Lehman elevata al quadrato, motivo per cui il fallimento è ancora molto lontano.

Giacomo Chinellato


Biblografia

 

[1] Hedge funds pull business from Deutsche Bank – James Shotter, Martin Arnold and Laura Noonan
[2] Understanding Deutsche Bank’s $47 Trillion Derivatives Book – Mike Bird
[3] ECB President Says Crowded Banking Sector Hurts Profits – Todd Buell
[4] No way Merkel can bail out Deutsche Bank, German media say – CNBC
[5] Germany, Financial Sector Assement Program – IMF