BUSINESS PARTNER, L’ARTE DELLA CONSULENZA

Opportunità di crescita, rivoluzione digitale, cultura, dinamicità e molto altro ancora. In fondo, la parola consulenza ha una definizione molto ampia, a cui ognuno di noi può dare la sua interpretazione. Ma perché non accostare la parola consulenza alla definizione di cambiamento?

Nicolò Mardegan, racconta ad Invenicement la sua vita all’interno di una delle BIG4 della consulenza e soprattutto della dinamicità che pervade l’organizzazione in cui ricopre una figura dirigenziale. Ma nel racconto del manager di EY c’è anche molto altro, le sue esperienze sono numerose anche in settori completamente diversi.

 

Ci parli del suo percorso di formazione. Qual è la Sua esperienza scolastica? Le scelte che ha fatto anni fa in ambito accademico sono state un vantaggio per il Suo percorso professionale? Cosa consiglia a chi vorrebbe seguire un percorso analogo?

Nato e cresciuto a Milano, ho avuto la fortuna di aver potuto frequentare sia un liceo statale che uno privato. Questo mi ha dato la possibilità di confrontarmi, sin da giovanissimo, con modelli organizzativi sia pubblici che privati. Sono state esperienze importanti, influenzate dal grande dinamismo politico ideologico che ha caratterizzato la Milano e l’Italia dei primi anni ’90. Molte associazioni sono nate in quel periodo, animate da desideri di cambiamento e di coinvolgimento in tutti i campi: da quello culturale a quello politico, dal mondo del lavoro al tema dei diritti.

Non vi nascondo che, oggi come allora, la passione è stata quello che ha guidato il mio impegno nei vari ambiti: professionali, sociali e civici. Molte persone credono che l’attivismo e la passione siano come infatuazioni giovanili, passando crescendo. Personalmente, mi sono reso conto del contrario: solo chi smette di mettersi in gioco e metterci la faccia, solo chi smette di impegnarsi ed essere attivo, alla fine si spegne, diventa passivo, magari semplice spettatore e non attore della propria vita.

In tutto il mio percorso giovanile, passando dalla maturità scientifica alla laurea in legge, non ho mai smesso di essere irrequieto ed attivo. Ho fatto numerose esperienze all’estero, California, Spagna ed altri paesi. Ho fatto un paio di master. Ma, soprattutto, non ho mai smesso di partecipare attivamente, tramite associazioni come la vostra, a confronti progetti costruzione di reti. Ecco, questo tema della partecipazione, della passione e del coinvolgimento personale è la prima cosa che mi sento di consigliare: il sapersi mettersi in gioco veramente e fino in fondo. Questo, oltre al fare esperienze all’estero, studiare, formarsi e aggiornarsi continuamente.

Dalla mia passione civica, per esempio, sono nate le mia esperienza, dirette ed in prima linea, quale consigliere della facoltà di legge della Statale di Milano per 5 anni prima e quella di pubblico amministratore poi. Il tutto vissuto come servizio, senza trascurare il percorso professionale che mi ha portato a collaborare con un paio di studi professionali, non multinazionali o studi internazionali, ma studi che possiamo definire come le “boutique” della professione. Dove ci sono professionisti che coprono più aree. È fondamentale fare la gavetta in questi ambienti perché è utile conoscere questo tipo di realtà. Anche se, oggi sono, non convinto, estremamente convinto che sia la professione che la consulenza siano cambiate profondamente con la rivoluzione digitale.

 

Lei lavora per una delle famose BIG4. Quali sono gli interessi che deve coltivare uno studente per intraprendere una carriera in una corporate come la Sua?

Sì, alcuni studenti sono affascinati ma altri spaventati. Io invece credo che se uno studente ha questa ambizione la debba seguire. Se ha il desiderio di entrare in una società con più di 250 mila colleghi e presente in 150 paesi nel mondo, è una cosa molto bella. Ci vuole, però, anche una certa predisposizione: c’è chi preferisce lavorare in ambienti con poche persone dove magari c’è più ordine, rispetto ad ambienti estremamente dinamici e complessi.

La cosa migliore, per intraprendere una carriera in una Big4, è anzitutto conoscere i servizi che offrono queste società. Molti pensano che EY sia solo una società di revisione, mentre invece, come tutte le big4, si occupa anche di consulenza in ogni ambito e settore. Il tema della consulenza specialistica e dell’evoluzione dei servizi che le imprese richiedono è uno dei dei principali cambiamenti che sta affrontando il settore […].

Esiste una rete straordinaria dietro EY dove i giovani possono entrare da stagisti, diventare poi staff e senior. Crescere. Tutti hanno la possibilità di formarsi ed apprendere molto in poco tempo. Spesso, infine, sono le stesse aziende clienti che hanno interesse ad assumerli. Noi siamo molto felici di questo fenomeno perché li formiamo al mondo del lavoro, lo fanno in un contesto internazionale e possono scegliere se fare la carriera direttamente in azienda dal cliente o continuare la carriera interna alla società di consulenza. In questo secondo caso, è nostra premura accompagnarli in base alle loro doti ed attitudini […].

 

Come descrive la Sua posizione all’interno di EY? Quali sono i suoi compiti e le principali mansioni? Qual è il Suo ruolo? Quali sono le cose a cui deve dedicare più tempo ed attenzione?

Come dicevo poc’anzi, le Big 4 sono ambienti estremamente dinamici. Le posso dire che formalmente la mia posizione attuale in EY è di senior manager dello Studio Legale Tributario.

Questo si traduce nel seguire i clienti dall’inizio alla fine degli incarichi e, con altrettanta passione mi occupo anche di supportarne lo sviluppo. Parliamo di 600 professionisti per un fatturato di 105 milioni di euro in Italia, infatti come studio legale a livello nazionale adesso siamo quinti nel mercato.

 

Com’è cambiato il mondo della consulenza negli ultimi anni? Quali sono stati i principali motivi di questi cambiamenti? Come risponde EY a queste dinamiche?

La consulenza è cambiata radicalmente con la trasformazione digitale. Ci aspettiamo che robotica e l’intelligenza artificiale nei prossimi anni sostituiscano le attività più ripetitive e a basso valore aggiunto della consulenza. Quindi il consulente, oggi più che mai, deve essere il “business partner” dell’imprenditore. Colui che mostra le scelte migliori al cliente imprenditore oltre ad offrire la consulenza tecnica.

Oggi quando parliamo di consulenza non possiamo più prescindere dalla visione internazionale e globale che noi abbiamo la fortuna di possedere. Essendo un network presente pressoché in ogni paese del mondo, il consulente EY si affaccia a sfide che trovo affascinanti.

Se tempo fa avrei suggerito ai giovani di puntare su una precisa azienda […], oggi non è più così. Personalmente, trovo lo stesso fascino del rischio imprenditoriale nell’occuparmi delle aziende clienti.

Oggi non possiamo più essere visti come un costo per l’impresa cliente. il consulente non può più essere venditore di servizi ma deve diventare “business partner” e poi ci vuole un rapporto di fiducia enorme tra imprenditore e società di consulenza.

 

Come misura l’efficacia delle scelte che prende sia nel lungo che nel breve termine? Come fa a bilanciare le pressioni a breve termine con le esigenze a lungo termine?

È una domanda complessa che richiede una riflessione prima della risposta. L’esigenza nel breve termine, brutalmente, è quella dei numeri. E questo vale per tutti, dal panettiere a EY. Se penso al breve termine penso a come trasformare in opportunità ed occasione di crescita e sviluppo le sfide e le difficoltà che caratterizzano questo periodo di grandi trasformazioni economiche.

Nel lungo termine bisogna avere il coraggio di fare una sorta di “gioco infinito” in cui bisogna sfidarsi a non smettere mai di formarsi, crescere e confrontarsi. In poche parole, costruire leadership, come dice la nostra Law leader l’avv. Stefania Radoccia. Questo vuol dire dare spazio, creare valore e far emergere il talento ed il meglio di ognuno […].

Con una ricaduta sul bene comune, non solo sul proprio privato, l’azienda deve dare un contributo a livello globale, non possiamo guardare solo il giardino di casa nostra.

 

Ha mai partecipato ad eventi simili all’Invenicement Economic Forum? Quali sono le motivazioni che la spingono a partecipare? Quali sono le Sue aspettative per l’INVEF 2019?

Ho partecipato per il passato ad eventi simili, anzi, quando ero giovane ho anche partecipato all’organizzazione di forum per un’organizzazione giovanile di Milano.

Penso che sia lo strumento migliore per arricchirsi e conoscere le eccellenze che ci circondano.

Sono convinto che gli stimoli non mancheranno, voi giovani riuscite a raccogliere davvero tante informazioni in un evento così.