Blockchain: Rivoluzione in atto

Mai come oggi la tecnologia della “catena dei blocchi” sembra aver acquistato interesse e centralità.

Giorno per giorno le analisi di mercato esaltano la diffusione degli investimenti in tecnologie Blockchain indicando trend impressionanti.

Tra i report più recenti IDC (International Data Corporation) prevede per il 2018 una spesa mondiale pari a 2,1 miliardi di Dollari: più del doppio rispetto al miliardo sfiorato nel 2017, con una prospettiva di crescita media oltre l’80% annuo. E il World Economic Forum sostiene addirittura che il 10% del PIL mondiale sarà presto basato sulla tecnologia blockchain.

Le potenzialità di questa nuova tecnologia sono enormi, in gran parte ancora da sperimentare. È cruciale, dunque, esplorare le caratteristiche e le opportunità di una tecnologia che potrebbe essere il fattore chiave per arrivare al cosiddetto “Internet of value”, ossia a un mondo interconnesso che consente l’ottimizzazione in tempo reale di processi produttivi e attività economiche.

 

Cosa significa blockchain?

 

La Blockchain, della famiglia dei Distributed Ledger (i sistemi che permettono ai nodi di una rete di raggiungere il consenso sulle modifiche di un registro distribuito in assenza di un ente centrale), è una tecnologia che permette la creazione e la gestione di un grande database distribuito per la gestione di transazioni condivisibili tra più nodi di una rete.

Le informazioni dei database utilizzati in azienda sono tipicamente accentrate in un unico punto di accesso (e di vulnerabilità). Con la tecnologia blockchain la base di dati è invece distribuita in un insieme di nodi di una rete, tutti concatenati tra loro. Ciascun nodo ha il compito di vedere, controllare e approvare tutte le transazioni e ogni record viene memorizzato in modo tale da includere una quota di informazioni che fanno capo ad altri dati già immagazzinati in precedenza. Questo rende possibile la creazione di una rete che permette la tracciabilità di tutte le transazioni che, proprio per essere presenti su tutti i nodi della rete, sono immodificabili (se non attraverso la riproposizione degli stessi a tutta la rete) e immutabili. E la manomissione delle informazioni diventa così virtualmente impossibile.

 

La blockchain è, oltre a quanto è stato appena detto, la tecnologia alla base del Bitcoin, il re delle criptovalute, ossia le monete virtuali decentralizzate che utilizzano alcuni principi della criptografia per rendere sicuri gli scambi tra utenti: a differenza delle valute tradizionali, il governo non ha alcun controllo sulle cryptocurrencies e le regole di scambio sono indicate in un software open-source pubblicamente controllabile.

 

L’evoluzione della blockchain

 

Da gennaio 2009, data del debutto di Bitcoin, il mondo della blockchain ha conosciuto una profonda crescita ed evoluzione. Ciò che una volta era associato al mercato illegale e considerato solamente una moda, ha conosciuto una progressiva crescita di interesse, modificando l’approccio comune dei regolatori.

Successivamente sono nate altre piattaforme basate sugli stessi principi del Bitcoin: nel 2012 Ripple, per i pagamenti interbancari; nel 2014 Ethereum, per i contratti intelligenti; e nel 2015 Hyperledger per lo sviluppo collaborativo del registro distribuito.

Con l’inizio della moda blockchain, è cresciuta freneticamente la capitalizzazione del Bitcoin e delle altre valute e sono iniziate numerose sperimentazioni. Oggi, infatti, qualsiasi settore può beneficiare dall’applicazione di soluzioni blockchain.

 

L’espansione della blockchain

 

Secondo i dati dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano, sono 331 i progetti basati sulla blockchain censiti a livello internazionale da gennaio 2016 ad oggi.

I principali campi di applicazione della tecnologia sono il tracciamento e supply chain, la gestione dati e documenti e i processi nei sistemi di pagamento e sei progetti su dieci riguardano il settore finanziario.

Ma la tecnologia si sta diffondendo in numerosi altri ambiti applicativi ed è in piena espansione: nel 2017 le sperimentazioni della blockchain avviate o in fase di “Proof of concept” nelle imprese sono cresciute del 73% rispetto all’anno precedente e gli annunci si sono spinti fino al 273% in più. In particolare, le applicazioni della blockchain hanno riguardato, oltre che alla finanza, anche l’attività di governo (il 9%), della logistica (7,2%), delle utility (3,9%), dell’agrifood (3%), delle assicurazioni (2,7%), fino ai media (1,8%) e alle telecomunicazioni (1,2%).

Il 2017, secondo IDC, è stato l’anno per sperimentare la Blockchain negli ambiti più diversi, ma sarà proprio il 2018 l’anno del passaggio delle sperimentazioni limitate alle implementazioni complete. Governi e banche centrali di tutto il mondo hanno già iniziato a studiare il fenomeno blockchain e a oggi si contano più di 30 progetti con l’obiettivo di rendere più efficienti monete e sistemi di pagamento.

Tra i più interessanti c’è sicuramente quello riguardante gli “smart contracts”, ovvero contratti intelligenti espressi in codice in cui il modello transazionale criptato serve ad accertare automaticamente la realizzazione di tutti gli adempimenti previsti. Un’incredibile opportunità per le parti di portare avanti i loro affari, facendo a meno di notai, giudici e pubblici ufficiali e affidandosi a un trust di fiducia distribuito che assicura la legittimità e la correttezza delle operazioni.

 

Blockchain in Italia

 

I Paesi dove la blockchain e i bitcoin si stanno diffondendo sono sempre più numerosi e l’Europa gioca un ruolo importante nello sviluppo di queste tecnologie. Ad oggi la Commissione europea ha, infatti, investito più di 80 milioni di euro per lo sviluppo della blockchain e ne sono previsti circa altri 300 milioni entro il 2020. L’Italia, malgrado la presenza di una solida comunità di sviluppatori, è tra i Paesi più indietro su questo fronte ed è stata, fino ad oggi, una delle grandi escluse dell’accordo europeo sulla blockchain. Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha, però, siglato poche settimane fa l’adesione dell’Italia alla “European Blockchain Partnership”, una iniziativa tra gli Stati membri che punta a favorire lo scambio di competenze e di expertise, in campo tecnico e normativo, al fine di aiutare a creare nuove opportunità di business.

Questa nuovo accordo può, quindi, essere l’occasione per promuovere iniziative e progetti riguardanti blockchain, intelligenza artificiale e Internet of things in Italia. Un aspetto molto rilevante per le aziende italiane, visto che quest’ultime sono spesso un’eccellenza sui temi dell’innovazione e come spiega Valeria Portale, direttrice dell’Osservatorio Blockchain del Politecnico di Milano, “la blockchain potrebbe avere un impatto notevole per il made in Italy in termini di tracciabilità e di anticontraffazione: è necessario non rimanere fermi per evitare un gap di competenze difficile da colmare.”

 

Andrea Pellizzer